ADRIANA POLISENO

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Nel linguaggio bioenergetico del corpo, le braccia corrispondono alla possibilità che nella vita mi sono concessa di prendere quel nutrimento affettivo che ritenevo giusto per me. Nei primi mesi di vita del bambino, le braccia hanno principalmente una funzione di richiesta di aiuto, di abbraccio protettivo. Entro i primi sei mesi di vita, seguirà una funzione prensile delle mani che aiuterà a strutturare i primi schemi senso motori nella relazione spazio ambiente. A seguire ancora il bambino percepirà l’utilità delle sue braccia e mani, per portare verso di sé oggetti, il suo nutrimento, la sua  richiesta di protezione, abbraccio, e la sua manifestazione di rabbia. Afferrare gli oggetti e farli cadere, l’aiuterà a comprendere la potenza delle sue braccia e delle mani oltre  la dimensione del suo spazio fisico nell’ambiente. I nostri schemi motori delle varie parti del nostro corpo,  si strutturano incominciando dai primi mesi di vita, e si armonizzano e si integrano tra di loro entro  l’ottavo anno di età. 

Il bambino già organizzato nella sua capacità motoria, avrà ben appreso quanto le braccia gli serviranno  per protendersi nell’amore e colpire nella rabbia. 

Nel percorso di crescita di ognuno di noi, non sempre ci siamo percepiti liberi e/o in possibilità di espressione delle nostre pulsioni energetiche o sentimentali. La percezione assumerà un ruolo protagonista nell’incontro tra processi fisiologici, neurologici e somatici, tanto da trasformare un processo percettivo in  portamento emotivo di se stesso che a sua volta si strutturerà in comportamento posturale. 

Le braccia si inchiodano al torace o si allontanano dal torace, in relazione alla dinamica dell’espressione emotiva negata, le scapole si irrigidiscono, i muscoli delle braccia potranno presentarsi ipertrofici o ipotonici. 

Il loro sblocco è fondamentale per l’allineamento spalla collo testa torace, oltre per l’espressione dell’arto nel movimento, nella biomeccanica del movimento, l’estremità superiore funziona come un’unità integrata, dal cingolo scapolare (scapola e clavicola) fino alle ultime piccole ossa della mani. Le braccia a differenza  delle gambe, non hanno bisogno di sostenere il peso di tutto il tronco, quindi sono meno potenti delle gambe, ma le loro articolazioni sono più flessibili e i muscoli sono innervati in modo più sensibile, questo per rendere possibile i movimenti fini. 

L’operatore fasciale nella lettura del processo somatico dei muscoli, deve rivolgere una particolare attenzione alle posizioni e movimenti delle braccia e della mano. L’esame deve prendere in considerazione il tono muscolare, la rigidità generale e la fluidità del movimento. 

La posizione dei gomiti è un indizio per comprendere la capacità di espressione  delle braccia, verso i sentimenti percepiti. Gomiti cronicamente flessi, come se fossero pronti all’azione aggressiva o auto difensiva, oppure gomiti cronicamente estesi, come nel terrore paralizzante, ci aiutano a comprendere il processo dinamico di adattamento degli arti verso un sentimento negato nella sua possibilità di manifestazione. 

Ulteriore chiave di lettura è la forma del tessuto fasciale e del connettivo delle braccia, molti inestetismi come la lassità, la cellulite e l’adiposità localizzata a livello omerale o nei gomiti o sotto ascellare, sono conseguenza di una forte tensione sottostante che rallenta la fluidità del circolo linfatico e venoso, favorendo di conseguenza una perdita della qualità di irrorazione, drenaggio e nutrimento del tessuto connettivale. 

Dal muscolo inibito all’azione prima, alla fascia tesa contratta dopo, ad un coinvolgimento della catena muscolare a seguire, fino ad un connettivo lasso o atrofico dopo ancora, è questa la dinamica del processo  nel suo evolversi verso una destrutturazione della qualità funzionale ed estetica dell’arto. 

Nei miei trattamenti estetici per il seno, le braccia, il collo e decolletè, utilizzo molto la tecnica miofasciale, su diversi tipi di inestetismi, che vanno dall’ipotonia (seno compreso) all’accumulo adiposo. Vincente il lavoro sinergico tra linfodrenaggio e trattamento della fascia, in quanto la mobilizzazione del tessuto fasciale, consente alla linfa di scorrere con meno difficoltà e di trovare i gangli linfatici più predisposti al drenaggio del liquido rimosso. 

L’estetica e la forma del nostro corpo, non può essere scissa dalla risonanza con cui nel tempo la nostra emozione ha sviluppato la sua melodia. Il corpo è un contenitore di note  armoniche  o disarmoniche sta ad ognuno di noi la capacità di saper  trarre dolci melodie o suoni confusi.